In uno studio clinico, molte attività decisive non vengono svolte soltanto dallo sponsor, dalla CRO o dal centro sperimentale.
Dietro la conduzione quotidiana di una sperimentazione operano numerosi service provider specializzati: organizzazioni che supportano, ad esempio, farmacovigilanza, quality assurance, data management, monitoraggio, regulatory affairs, clinical supply, formazione e gestione operativa dei centri.
Per chi lavora come CRA, Study Coordinator, Clinical Research Nurse o in altri ruoli operativi, la qualità di questi servizi può incidere concretamente sull’andamento dello studio.
Le ICH E6(R3) Good Clinical Practice hanno inserito una definizione specifica di Service Provider.
Un Service Provider è una persona o un’organizzazione, commerciale, accademica o di altra natura, che fornisce un servizio utilizzato dallo sponsor o dallo sperimentatore per svolgere attività relative allo studio clinico. Nelle nuove GCP, anche la CRO viene ricondotta alla definizione più ampia di Service Provider.
Il termine comprende quindi realtà molto diverse tra loro. Un Service Provider può essere una grande organizzazione internazionale, una società specializzata in una singola attività oppure un professionista con competenze specifiche.
Nel corso di uno studio clinico possono essere coinvolti numerosi Service Provider specializzati, ciascuno con competenze specifiche. Tra questi rientrano, ad esempio, Contract Research Organization, società di monitoraggio, provider di farmacovigilanza, data management e biostatistica, laboratori centralizzati, società di clinical supply e logistica, provider regolatori, consulenti di Quality Assurance, fornitori di sistemi informatici, servizi di imaging centralizzato, formazione e supporto ai pazienti.
Si tratta quindi di realtà molto diverse tra loro, accomunate dal fatto di fornire attività o servizi necessari alla pianificazione, alla conduzione, al controllo o alla chiusura dello studio clinico.
Un partner esterno ben selezionato non si limita a “fornire un servizio”.
Deve inserirsi correttamente nei flussi dello studio, rispettare le tempistiche, comprendere ruoli e responsabilità degli stakeholder coinvolti e comunicare in modo chiaro quando emergono criticità, per questo è importante scegliere un Service Provider adeguato
La competenza tecnica rappresenta un requisito essenziale, ma da sola non basta.
Occorre valutare anche capacità di coordinamento, la tempestività nelle risposte, la disponibilità delle risorse e la chiarezza nella gestione delle responsabilità.
Una scelta non adeguata può generare ritardi, difficoltà di comunicazione, sovrapposizioni di attività e problemi nella gestione dello studio. Al contrario, il Service Provider giusto contribuisce a rendere il lavoro più organizzato, efficace e coerente con gli obiettivi del progetto.
Non tutti gli studi hanno le stesse caratteristiche.
Uno studio in oncologia, uno studio su malattie rare, un’indagine clinica su dispositivo medico o uno studio decentralizzato possono richiedere competenze, processi e modalità operative molto diverse.
Per questo, la scelta di un provider dovrebbe partire da alcune domande concrete:
Definire queste esigenze prima della selezione aiuta a evitare un errore frequente: scegliere un partner solo perché noto, disponibile o già presente nel proprio network.
Nella pratica, individuare un provider adatto può richiedere molte ricerche preliminari.
Spesso le informazioni sono distribuite tra siti web, contatti personali, elenchi non aggiornati e passaparola. Questo rende più difficile confrontare i possibili partner su criteri omogenei.
Avere accesso a informazioni chiare su servizi offerti, specializzazioni, aree terapeutiche, copertura geografica ed esperienza consente invece di creare una prima shortlist più efficace.
La valutazione tecnica e il confronto diretto restano naturalmente fondamentali. Tuttavia, rendere più semplice il primo passaggio può fare una differenza concreta nella gestione del progetto.
GCP Service Providers è una piattaforma pensata per aiutare sponsor, CRO, centri sperimentali e altri stakeholder a individuare Service Provider qualificati per la ricerca clinica.
La piattaforma permette di esplorare profili aziendali sulla base di elementi rilevanti per il progetto, favorendo un incontro più diretto tra chi cerca supporto e chi offre competenze specialistiche.
Per chi opera nella ricerca clinica, conoscere meglio l’ecosistema dei provider significa anche comprendere più a fondo tutte le professionalità che contribuiscono alla qualità e alla buona riuscita di uno studio.
Negli ultimi anni sempre più persone si avvicinano alla Ricerca Clinica attratte anche dalla possibilità di lavorare in smart working. Ma è importante chiarire subito un punto: smart working non significa automaticamente lavoro full remote.
Nel settore della Ricerca Clinica esistono diverse figure professionali che possono svolgere una parte delle proprie attività da casa, ma la reale possibilità di lavorare da remoto dipende da molti fattori: il ruolo, l’esperienza, l’azienda, il tipo di studio clinico, il livello di autonomia e le responsabilità affidate.
Per questo motivo è utile fare chiarezza, soprattutto per chi sta valutando di entrare nel settore e immagina la Ricerca Clinica come un lavoro completamente gestibile da casa.
La Ricerca Clinica è un settore molto organizzato, regolato e documentale. Ogni studio clinico richiede attività di pianificazione, controllo, gestione dei dati, comunicazione con i centri sperimentali, revisione di documenti, reportistica, verifica della qualità e rispetto delle normative.
Molte di queste attività possono essere svolte anche da remoto, soprattutto grazie all’utilizzo di piattaforme digitali, sistemi elettronici, archivi documentali online, eCRF, portali regolatori e strumenti di comunicazione aziendale. Questo ha reso lo smart working sempre più presente anche nel mondo della ricerca clinica.
Tuttavia, non tutti i ruoli sono uguali e non tutte le attività possono essere svolte esclusivamente da casa. Alcune professioni richiedono ancora presenza presso l’azienda, presso i centri sperimentali o presso strutture coinvolte nella gestione degli studi.
Nel settore esistono diverse figure che, in base all’organizzazione aziendale, possono lavorare in modalità ibrida o parzialmente da remoto.
Tra queste troviamo:
Questi ruoli hanno in comune una forte componente documentale, gestionale, regolatoria o di coordinamento.
Per esempio, un CRA può svolgere da remoto attività come la preparazione dei report di monitoraggio, il follow-up con i centri, la revisione di documenti, la gestione delle query o il controllo di alcuni aspetti dello studio. Ma il CRA può anche dover effettuare visite presso i centri sperimentali, come Site Initiation Visit, Monitoring Visit o Close-Out Visit.
Allo stesso modo, un Regulatory Specialist può gestire pratiche, sottomissioni, documenti e comunicazioni anche da remoto, ma potrebbe dover partecipare a riunioni interne, audit o momenti di confronto operativo.
Il punto quindi non è chiedersi solo “quali lavori si fanno da remoto”, ma capire quanto lavoro da remoto è realmente previsto per ciascun ruolo.
Una delle ricerche più frequenti riguarda proprio il CRA, cioè il Clinical Research Associate.
Il CRA è una figura centrale nella Ricerca Clinica perché monitora l’andamento dello studio presso i centri sperimentali, verifica che le attività siano condotte nel rispetto del protocollo, delle Good Clinical Practice e della normativa applicabile, e contribuisce alla qualità dei dati raccolti.
In molti casi il CRA può lavorare in modalità home-based o ibrida. Questo significa che una parte delle attività può essere svolta da casa: preparazione delle visite, report, follow-up, comunicazioni con i centri, revisione documentale e gestione delle attività post-visita.
Ma il CRA non è un ruolo necessariamente full remote. Anche quando l’annuncio di lavoro parla di “remote” o “home-based”, spesso bisogna considerare le trasferte. Il CRA può dover visitare ospedali, centri sperimentali, farmacie ospedaliere o altri siti coinvolti nello studio clinico.
Questa è probabilmente la distinzione più importante. Quando si parla di smart working nella Ricerca Clinica, si fa spesso confusione tra tre concetti diversi:
Lavoro in presenza: la persona lavora prevalentemente in ufficio, presso una CRO, un’azienda farmaceutica, un centro sperimentale o un’altra realtà del settore.
Lavoro ibrido: la persona alterna giornate da remoto e giornate in presenza. È una modalità molto diffusa, soprattutto per ruoli gestionali, regolatori, documentali o di coordinamento.
Lavoro full remote: la persona lavora quasi sempre da casa, con eventuali eccezioni per riunioni, trasferte, audit, visite presso centri o incontri aziendali.
Nel settore della Ricerca Clinica, il modello più realistico è spesso quello ibrido. Il full remote esiste, ma non è sempre garantito e non è necessariamente accessibile a tutti, soprattutto all’inizio del percorso professionale.
Chi parte da zero spesso cerca opportunità in smart working perché desidera maggiore flessibilità. È comprensibile, ma bisogna considerare un aspetto importante: all’inizio serve imparare.
Un profilo junior ha bisogno di comprendere i processi, conoscere gli strumenti, osservare come lavora il team, ricevere feedback, imparare a gestire le priorità e capire come si applicano nella pratica le normative e le procedure aziendali.
Per questo motivo molte aziende preferiscono prevedere una maggiore presenza nella fase iniziale, soprattutto per ruoli entry level o per persone che stanno entrando per la prima volta nel settore.
Non si tratta di una mancanza di flessibilità, ma di un’esigenza formativa.
Una volta acquisita autonomia, la possibilità di accedere a modalità più flessibili può aumentare.
Alcuni ruoli sono più compatibili con lo smart working rispetto ad altri.
Un Data Manager, un Regulatory Specialist o un Medical Writer possono svolgere molte attività da remoto. Un CRC, invece, lavora spesso a stretto contatto con il centro sperimentale, i pazienti, i medici e la documentazione dello studio presente in sede.
Il CRA si colloca in una posizione intermedia: alcune attività sono da remoto, altre richiedono visite o trasferte.
Un profilo senior, già autonomo e capace di gestire attività complesse, può avere più facilità ad accedere a modelli flessibili.
Un profilo junior, invece, potrebbe dover lavorare più spesso in presenza per essere formato e inserita correttamente nei processi.
Una CRO internazionale, una piccola CRO italiana, una multinazionale farmaceutica o una realtà ospedaliera possono avere politiche molto diverse.
Alcune aziende hanno modelli di smart working strutturati. Altre valutano caso per caso. Altre ancora richiedono una presenza più frequente.
Lo smart working richiede autonomia, responsabilità e capacità organizzativa. In molti casi, la flessibilità aumenta quando l’azienda riconosce che la persona è affidabile, precisa e capace di gestire le attività senza supervisione costante.
Non è sbagliato desiderare un lavoro flessibile. Anzi, la flessibilità è oggi un aspetto importante nella scelta professionale. Il problema nasce quando lo smart working diventa l’unico motivo per avvicinarsi alla Ricerca Clinica.
Questo settore richiede interesse reale per la gestione degli studi clinici, attenzione alla qualità, conoscenza normativa, precisione documentale e senso di responsabilità. Ogni attività, anche quella più operativa, ha un impatto sulla corretta conduzione dello studio e sulla tutela dei partecipanti.
Per questo motivo, prima di scegliere questo percorso, è importante chiedersi:
Lo smart working può essere un vantaggio, ma non dovrebbe essere il punto di partenza della scelta.
Se stai cercando “lavoro da remoto nella Ricerca Clinica” o “CRA smart working”, probabilmente sei in una fase di orientamento. Forse hai una laurea scientifica, ti interessa il mondo farmaceutico o sanitario, ma non hai ancora chiaro quali siano le professioni disponibili. Oppure conosci il ruolo del CRA, ma non sai se sia davvero adatto a te. Il primo passo non è cercare subito l’annuncio perfetto, ma capire come funziona il settore.
La Ricerca Clinica non offre solo il ruolo del CRA. Esistono opportunità in ambito operativo, regolatorio, qualità, farmacovigilanza, data management, project management e coordinamento degli studi.
Alcuni ruoli sono più dinamici, altri più documentali. Alcuni richiedono trasferte, altri sono più compatibili con il lavoro da remoto. Alcuni sono più adatti a chi ama il contatto con i centri clinici, altri a chi preferisce attività di analisi, revisione e gestione.
Nella Ricerca Clinica lo smart working esiste e, in molti ruoli, può rappresentare una componente importante del lavoro.
Tuttavia, non bisogna confonderlo con il full remote garantito per tutti.
La possibilità di lavorare da casa dipende dal ruolo, dall’esperienza, dall’azienda, dalla tipologia di studio e dal livello di autonomia della persona. Per i profili junior, soprattutto all’inizio, può essere richiesta una maggiore presenza per favorire formazione, affiancamento e inserimento nei processi.
Se vuoi entrare nella Ricerca Clinica, il consiglio è di non partire solo dalla domanda “posso lavorare da remoto?”, ma da una domanda più utile: quale ruolo della Ricerca Clinica è davvero adatto a me?
Da questa risposta dipende anche il tipo di flessibilità che potrai cercare nel tuo percorso professionale. Missione CRA nasce proprio per aiutarti a comprendere il settore, conoscere i ruoli della Ricerca Clinica e costruire le basi per orientarti in modo più consapevole verso questo mondo professionale.
Quando si parla di ricerca clinica, pochi conoscono davvero cosa fa un Quality Assurance GCP (QA).
Non è un lavoro da laboratorio, né un ruolo “sul campo” a diretto contatto con i pazienti. Eppure, senza QA, tutto il sistema rischierebbe di deragliare.
Il QA non entra in scena solo quando c’è uno studio attivo: controlla che ogni processo, documento e procedura sia coerente, sicuro e pronto per qualsiasi progetto. Garantisce che si sia sempre pronti ad affrontare ogni nuova sfida senza sorprese, assicurando che ogni attività sia condotta secondo le Good Clinical Practice (GCP) e le normative vigenti.
Ogni giorno, il QA legge protocolli, Standard Operating Procedure (SOP), report, deviazioni: può sembrare monotono, ma ogni dettaglio conta. Un errore non corretto immediatamente può diventare un problema enorme.
Ci sono poi le interazioni con Clinical Research Associate, Study Coordinator, Project Manager e talvolta la direzione medica: il QA deve essere chiaro, preciso e diplomatico. È in questi momenti che il ruolo diventa strategico: individuare criticità e proporre soluzioni significa proteggere dati, processi e pazienti, anche quando nessuno se ne accorge.
Anche la parte teorica ha il suo peso: conoscere le GCP, le normative nazionali e internazionali (EMA, FDA, AIFA, ICH) e le SOP aziendali è essenziale. Senza queste basi, il QA non può interpretare correttamente i documenti e valutare i rischi.
Se sei curioso/a di questo ruolo, il primo passo è capire le fondamenta della ricerca clinica. Qui entra in gioco Missione CRA, la formazione pensata per avvicinare i neolaureati alla normativa, ai processi e alle figure chiave del settore.
Missione CRA ti permette di comprendere il contesto, capire come funzionano le GCP e iniziare a familiarizzare con il mondo della ricerca clinica e della qualità. È la base teorica che ti aiuta a capire se questo settore può davvero appassionarti.
Se Missione CRA ti fa scoprire che il Quality Assurance è il ruolo che fa al caso tuo, c’è un passo successivo: il corso Diventare QA GCP.
Senza svelare tutto, possiamo dire che è il percorso pensato per ottenere la certificazione ufficiale richiesta dal DM 15.11.2011 e mettere in pratica le competenze teoriche.
Con questo percorso formativo imparerai a:
Avrai la possibilità di trasformare la conoscenza teorica in abilità reali, pronte per entrare nel mondo del QA con sicurezza.
Il QA è un ruolo strategico, trasversale e in crescita. Non si limita a controllare: garantisce che tutto funzioni. È il percorso giusto per chi ama la precisione, la logica, la collaborazione e vuole fare la differenza in maniera concreta.
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Non è un semplice corso: è un’esperienza completa che combina teoria, pratica e networking.
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Nel mondo della ricerca clinica, l’attenzione è spesso rivolta a elementi tecnici: protocolli, normative, raccolta dati, rispetto degli standard internazionali. Tuttavia, esiste un aspetto trasversale che, pur rimanendo spesso in secondo piano, è essenziale in ogni fase di uno studio clinico: la comunicazione.
Che si tratti di coordinare un team multidisciplinare, interagire con i pazienti o redigere una documentazione accurata, la comunicazione rappresenta un vero e proprio collante invisibile, capace di influenzare la qualità e l’efficacia di tutta l’attività di ricerca. Chi lavora in ricerca clinica deve saper comunicare a più livelli.
La ricerca clinica è un processo complesso e collaborativo. Coinvolge numerosi professionisti con competenze e responsabilità diverse: medici, infermieri di ricerca, monitor, farmacisti, data manager, sponsor, solo per per fare alcuni esempi.
In questo contesto, una comunicazione chiara, continua e strutturata diventa fondamentale per garantire coerenza operativa, rispetto delle tempistiche e qualità nei risultati. La mancanza di comunicazione, o una comunicazione errata e/o inefficace, può generare incomprensioni, rallentamenti o errori, anche gravi.
Al contrario, ambienti in cui il flusso comunicativo è fluido e ben gestito permettono una maggiore reattività nella gestione quotidiana dello studio e nella risoluzione di eventuali criticità.
Un altro ambito cruciale è quello della comunicazione con i partecipanti allo studio. La relazione tra il team di ricerca e il paziente si fonda su trasparenza, chiarezza e soprattutto fiducia.
Una fase particolarmente delicata è quella della raccolta del consenso informato, che richiede non solo un linguaggio comprensibile, ma anche la capacità di rispondere a dubbi, timori e aspettative. È qui che entra in gioco una comunicazione empatica ed efficace, in grado di trasformare un semplice atto formale in un momento di reale comprensione e coinvolgimento.
Un paziente correttamente informato (su benefici ed eventuali rischi) è più consapevole, più sereno e spesso anche più collaborativo durante l’intero studio clinico.
La comunicazione in ricerca clinica non avviene solo verbalmente, ma anche e soprattutto per iscritto. La documentazione è infatti una componente fondamentale per garantire trasparenza, tracciabilità e riproducibilità degli studi.
Ogni documento (dal Case Report Form alle note, dalle email ai report di monitoraggio) rappresenta uno strumento informativo. La qualità della documentazione non è solo un requisito normativo, ma anche uno mezzo di comunicazione tra i diversi attori coinvolti nello studio, spesso in tempi e contesti diversi.
Una comunicazione scritta chiara, accurata e coerente è quindi essenziale per garantire l’integrità dello studio e facilitare verifiche, audit o ispezioni.
Nel corso di uno studio clinico, possono emergere eventi inattesi, deviazioni dal protocollo, problematiche operative o segnalazioni di eventi avversi.
In queste situazioni, una comunicazione tempestiva e ben indirizzata consente una gestione efficace e conforme alle normative, riducendo i rischi e tutelando sia i pazienti sia l’integrità dei dati.
Sapere a chi rivolgersi, come segnalare un problema, quali informazioni includere e in che tempi è fondamentale per affrontare eventuali criticità senza compromettere lo studio.
Infine, è importante considerare la comunicazione come una competenza trasversale da valorizzare e allenare, esattamente come le competenze tecniche.
Promuovere una cultura della comunicazione all’interno delle realtà aziendali e delle organizzazioni, significa incoraggiare il dialogo, il confronto costruttivo e la condivisione delle informazioni. La formazione in ambito comunicativo, sia scritta che orale, può migliorare sensibilmente la qualità del lavoro, ridurre i conflitti e favorire l’efficienza del lavoro.
Investire in comunicazione significa, in definitiva, investire in qualità.
La comunicazione è il filo conduttore che collega ogni parte del processo di ricerca clinica. Dalla progettazione alla raccolta dei dati, dal dialogo con i pazienti alla gestione della documentazione. E’ ciò che consente di costruire fiducia, garantire trasparenza e promuovere una collaborazione efficace.
Sebbene non compaia nei risultati finali di uno studio clinico, la comunicazione rappresenta un elemento essenziale senza il quale le attività di ricerca rischiano di rimanere incomplete.
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Nel mondo della Ricerca Clinica, l’attenzione alla protezione dei dati personali è un valore fondamentale. Ma, se da un lato le Contract Research Organization (CRO) sono da sempre attente a garantire la conformità normativa per quanto riguarda i dati dei pazienti, è necessario che queste applichino con altrettanta attenzione tali principi anche nella gestione delle candidature ricevute.
Il tema della conformità del Curriculum Vitae (CV) ai sensi del Regolamento UE 2016/679 (GDPR) è spesso trascurato, ma se sei un professionista del settore Life Sciences – Clinical Research Associate, Data Manager, Biostatistico o altro – ti sei mai chiesto se il tuo CV è conforme al GDPR?
Il GDPR impone che ogni trattamento di dati personali avvenga in modo lecito, corretto e trasparente.
A seguire, alcuni elementi chiave che ogni candidato/a – soprattutto nel contesto delle scienze della vita – dovrebbe considerare al momento della redazione e invio del proprio curriculum.
Ecco alcuni aspetti da considerare:
È buona prassi includere, nel proprio CV, una formula aggiornata che autorizzi il destinatario al trattamento dei dati personali per finalità di selezione. Spesso ci si limita a includere una formula generica, come:
Attenzione: questa dicitura NON è più sufficiente. Con l’entrata in vigore del GDPR, è consigliabile utilizzare una formula aggiornata, come:
Nel rispetto del principio di minimizzazione dei dati, il curriculum non dovrebbe contenere informazioni non-pertinenti rispetto alla posizione per la quale ci si candida. È pertanto opportuno evitare l’inserimento di:
Qualora il CV venga inviato per un’opportunità futura, o per essere inserito in una banca dati aziendale, è fondamentale che rilasciare un consenso esplicito anche per queste ulteriori finalità, come ad esempio:
Una possibile estensione della formula potrebbe essere:
“Autorizzo la conservazione del mio CV e il trattamento dei dati in esso contenuti per finalità di future opportunità professionali, anche presso aziende partner della società.”
Spesso si è portati a pensare che firmare il proprio CV, soprattutto a seguito dell’inserimento del consenso al trattamento dei dati, sia obbligatorio.
In realtà, per la maggior parte delle candidature online, sia attraverso i siti di ricerca lavoro, che tramite i portali aziendali, non è necessario firmare il proprio curriculum.
Vi sono delle casistiche nelle quali, però, potrebbe essere opportuno o, addirittura esplicitamente richiesto, di firmare il proprio CV:
Qualora decidessi di voler firmare il tuo curriculum, un consiglio importante, oltre ad apporre una firma scansionata o in formato digitale in corsivo, potrebbe essere quello di posizionarla sotto una formula come:
“Dichiaro che le informazioni fornite sono veritiere e aggiornate.”
Luogo, data
Firma
Un curriculum GDPR-compliant non è soltanto un obbligo giuridico: è un segno di consapevolezza e professionalità. In un settore altamente regolamentato come quello della ricerca clinica, dimostrare attenzione al rispetto delle normative è un punto a favore del/della candidato/a.
Come CRO, incoraggiamo i professionisti a presentare CV curati, aggiornati e in linea con le normative sulla privacy. Perché la protezione dei dati personali inizia da ogni piccolo dettaglio.
Il nostro corso in Ricerca Clinica Missione CRA trasforma aspiranti CRA in professionisti del settore farmaceutico e prevede delle sessioni specifiche di revisione CV da parte di professionisti del settore che hanno portato ad eccellenti risultati. Richiedi tutte le informazioni necessarie: https://www.missionecra.com/.
Il team Missione CRA ti consiglia anche un videocorso completo, che prevede una guida utile e dettagliata su “Come scrivere un CV per la Ricerca Clinica. Tutto quello che devi sapere per scrivere un CV efficace per la ricerca clinica!” https://www.formazionenelfarmaceutico.com/p/cv-ricerca-clinica.
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Nel vasto e affascinante mondo della ricerca clinica, esiste una figura professionale che svolge un ruolo chiave nel garantire l’affidabilità degli studi e la sicurezza dei pazienti: stiamo parlando del CRA, ovvero il Clinical Research Associate. È un lavoro altamente specializzato, ma anche dinamico e versatile. E se da una parte è vero che spesso si svolge da remoto, dall’altra offre molto di più: contatto con le persone, crescita professionale e tante opportunità nel settore della salute.
Il suo compito principale è monitorare e supervisionare gli studi clinici, assicurandosi che tutto proceda nel pieno rispetto dei protocolli, delle normative nazionali e internazionali, e delle linee guida delle Good Clinical Practice (GCP).
In altre parole, il CRA è l’occhio vigile dello sponsor (l’azienda farmaceutica o biotecnologica) all’interno dei centri clinici, con l’obiettivo di garantire la qualità dei dati raccolti e tutelare i diritti, la sicurezza e il benessere dei pazienti coinvolti nello studio.
Il Clinical Research Associate può lavorare in diverse realtà del settore della ricerca clinica. Può essere assunto da aziende farmaceutiche, da Contract Research Organizations (CRO) – ovvero società specializzate nella gestione degli studi clinici per conto degli sponsor – oppure operare in autonomia come libero professionista con partita IVA. Questa varietà di opportunità permette al CRA di scegliere il percorso più adatto alle proprie esigenze e ambizioni professionali.
Uno degli aspetti più apprezzati di questa professione è la possibilità di lavorare da remoto, soprattutto durante alcune fasi del progetto, come la revisione della documentazione o il monitoraggio a distanza.
Questa flessibilità lavorativa rappresenta un grande valore aggiunto per molti professionisti, che possono organizzare meglio il proprio tempo, ridurre gli spostamenti e trovare un equilibrio più sano tra lavoro e vita privata.
Naturalmente, lavorare da casa non è sempre facile. Il CRA può trovare nel coordinare le sue attività a distanza con il team, e avere una certa pressione nella gestione autonoma del tempo.
Per questo motivo è importante sviluppare alcune competenze trasversali, come:
Il lavoro del CRA non si limita al remoto. Molte attività richiedono la presenza sul campo, come le visite di monitoraggio on-site presso ospedali e cliniche, specialmente nelle fasi iniziali dello studio.
Oggi molti CRA lavorano in modalità ibrida, alternando giornate da remoto a visite in presenza. Questo approccio consente di:
Per i Clinical Research Associate (CRA) alle prime esperienze, è possibile che sia richiesto un periodo iniziale di lavoro in ufficio, dove possono ricevere formazione e supporto più diretto. Al contrario, i CRA con maggiore esperienza spesso hanno la possibilità di lavorare interamente da remoto e, in alcuni casi, scegliere una carriera da liberi professionisti con partita IVA, senza necessariamente avere un contratto stabile con un’unica azienda. Questo offre maggiore flessibilità, ma richiede anche una buona gestione autonoma delle attività e dei rapporti con i vari sponsor e CRO.
Inoltre, la carriera del CRA offre interessanti possibilità di sviluppo, come:
Il ruolo del CRA è molto più di un lavoro da remoto: è una professione dinamica, stimolante e in continua evoluzione, che unisce rigore scientifico, empatia e flessibilità. Che tu stia cercando un’opportunità per lavorare da casa o desideri crescere nel mondo della ricerca clinica, il ruolo del CRA può aprirti molte porte.
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La qualità di uno studio clinico, intesa come conformità ai requisiti etici, scientifici e di gestione della documentazione secondo Good Clinical Practice (GCP), è un aspetto fondamentale che deve essere assicurato per garantire la tutela dei soggetti coinvolti nella sperimentazione clinica e per garantire l’integrità e l’affidabilità dei dati raccolti.
In questo articolo viene analizzato il sistema di gestione della qualità e il ruolo della figura del Quality Assurance GCP, quale responsabile dell’assicurazione che le sperimentazioni cliniche siano condotte nel rispetto degli standard di qualità richiesti dalla normativa vigente.
Il sistema di qualità per la gestione di uno studio clinico è costituito da procedure, istruzioni e documenti prodotti per rispettare gli standard di qualità definiti dalle GCP e dalle normative vigenti. L’obiettivo è quello di garantire la massima sicurezza dello studio, quindi preservare i diritti, la salute e il benessere dei soggetti arruolati, e garantire l’attendibilità dei dati raccolti. Nell’ambito delle sperimentazioni cliniche, il sistema di gestione della qualità si articola in due grandi macroaree interconnesse: Quality Assurance (Assicurazione della Qualità) e Quality Control (Controllo della Qualità).
Le attività di Quality Assurance (QA) comprendono azioni pianificate e sistematiche che vengono predisposte per garantire che la conduzione dello studio clinico e la produzione, documentazione e comunicazione dei dati avvengano nel rispetto delle GCP.
A tale fine nascono le Standard Operating Procedures (SOP), istruzioni scritte e particolareggiate, il cui scopo è quello di creare uniformità nella realizzazione e conduzione di un processo, garantendone in questo modo la riproducibilità e il rispetto degli standard di qualità.
Quando si parla di Quality Control (QC), invece, ci si riferisce alle attività realizzate per verificare che vengano rispettati i requisiti di qualità nelle attività relative allo studio clinico.
In definitiva, quindi, il QA ha una funzione preventiva delle non conformità, ossia del mancato soddisfacimento del protocollo, delle SOP, delle GCP e/o delle disposizioni normative applicabili da parte di uno sperimentatore/istituzione o di un membro/i dello staff dello Sponsor, mentre il QC ha una funzione risolutiva, concentrandosi sull’identificazione e risoluzione delle non conformità.
Il sistema di gestione della qualità di uno studio clinico si basa su due attività di controllo: gli audit e le ispezioni.
Gli audit si configurano come verifiche svolte dallo Sponsor della sperimentazione clinica o dalla Contract Research Organization (CRO) da esso incaricata. La figura professionale che si occupa dello svolgimento degli audit è l’auditor. Gli audit hanno come fine quello di verificare che lo svolgimento delle attività relative allo studio clinico, nonché la registrazione, l’analisi e la trasmissione dei dati risultanti avvengano in conformità al protocollo, alle SOP, alle GCP e alle disposizioni normative vigenti.
Le ispezioni GCP sono revisioni ufficiali, da parte dell’Autorità Competente, dei documenti, delle strutture, delle registrazioni e di ogni altra risorsa ritenuta pertinente a valutare la conformità di una sperimentazione clinica al protocollo di studio, alle GCP e alla normativa vigente.
Sia gli audit sia le ispezioni possono aver luogo nel centro sperimentale, presso le strutture dello sponsor e/o della CRO, oppure in qualsiasi altra sede giudicata appropriata dallo Sponsor o dall’Autorità Regolatoria.
Se vuoi approfondire il sistema di gestione della qualità nell’ambito delle sperimentazioni cliniche il corso Missione CRA può rappresentare il programma formativo adatto, con un’intera sessione dedicata all’argomento.
Inoltre, se vuoi saperne di più sul Quality Assurance, puoi seguire il videocorso gratuito: Professione QA: strumenti e competenze fondamentali
Le Good Clinical Practice (GCP) sono uno standard internazionale etico e scientifico per la progettazione, conduzione, registrazione e reporting degli studi clinici che coinvolgono partecipanti umani. Il loro obiettivo è proteggere i diritti, la sicurezza e il benessere dei partecipanti e garantire l’affidabilità dei dati prodotti dagli studi clinici. Nell’Unione Europea, la versione attualmente applicabile è la ICH E6(R3) – Principles and Annex 1, in vigore dal 23 luglio 2025.
In questo articolo, scoprirai tutto quello che devi sapere sulle GCP, le novità introdotte dalla revisione R3 e come i nostri videocorsi possono aiutarti ad ottenere un certificato di completamento del training GCP e a rimanere aggiornato.
Le Good Clinical Practice (GCP) rappresentano uno standard internazionale di etica e qualità scientifica per la progettazione, conduzione e documentazione degli studi clinici. La loro evoluzione è radicata nella necessità di garantire la tutela dei partecipanti alla ricerca, la validità dei dati scientifici e il rispetto dei diritti umani.
Le Origini delle GCP
La nascita delle GCP è strettamente collegata agli eventi storici del XX secolo. Uno dei primi passi significativi fu il Codice di Norimberga del 1947, elaborato dopo il processo ai medici nazisti. Questo codice introdusse per la prima volta il concetto di consenso informato, un elemento essenziale per qualsiasi sperimentazione clinica: i partecipanti dovevano essere informati degli obiettivi, delle modalità e dei rischi dello studio.
Successivamente, nel 1964, venne redatta la Dichiarazione di Helsinki dalla World Medical Association (WMA). Questo documento, successivamente aggiornata più volte, ha progressivamente rafforzato principi quali il consenso informato, la protezione dei partecipanti e la valutazione indipendente dei protocolli da parte dei comitati etici.
Questi documenti posero le basi per una regolamentazione etica e standardizzata della ricerca clinica.
A partire dagli anni ’70 e ’80, diverse autorità regolatorie svilupparono requisiti sempre più strutturati per la conduzione degli studi clinici. Il passaggio decisivo verso uno standard internazionale armonizzato arrivò con l’International Council for Harmonisation (ICH) e con la linea guida ICH E6 sulle Good Clinical Practice.
Evoluzione Normativa
Un passo decisivo nella legislazione italiana arrivò con il Decreto Legislativo n. 211 del 24 giugno 2003, che recepì la Direttiva Europea 2001/20/CE. Questo decreto, operativo dal gennaio 2004, regolamentò in dettaglio:
Il quadro regolatorio europeo è successivamente cambiato in modo sostanziale con il Regolamento (UE) n. 536/2014 sulle sperimentazioni cliniche di medicinali, pienamente operativo attraverso il Clinical Trials Information System (CTIS).
Gli Aggiornamenti
Nel 2016, le GCP subirono la revisione più significativa degli ultimi vent’anni, con l’introduzione dell’addendum ICH E6 (R2). Questo aggiornamento mirava a:
L’obiettivo principale rimane invariato: garantire la protezione dei partecipanti alla ricerca e l’affidabilità dei risultati scientifici.
La revisione ICH E6 (R3) rappresenta un significativo passo avanti per adattare le GCP alle nuove tecnologie e alle modalità innovative di gestione degli studi clinici. Ecco i punti principali:
Questi aggiornamenti rendono fondamentale per i professionisti della ricerca clinica mantenere aggiornata la propria formazione sulle GCP e sulle evoluzioni metodologiche e regolatorie del settore.
Il nostro corso di formazione su ICH GCP E6(R3) ti guida attraverso le principali novità della revisione, aiutandoti a rimanere conforme agli standard etici e scientifici più recenti. La transizione da E6(R2) a E6(R3) introduce cambiamenti significativi: essere preparati è fondamentale.
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Le GCP non sono solo linee guida: rappresentano la garanzia di una ricerca clinica etica, sicura e di alta qualità. Con le novità introdotte dalla revisione R3, formarti e mantenere aggiornate le tue competenze sulle GCP diventa sempre più importante per operare in linea con gli standard internazionali.
👉Se invece ti stai avvicinando per la prima volta al mondo della ricerca clinica, con Missione CRA puoi partire dalle basi e scoprire non solo cosa sono le GCP, ma anche come funzionano le sperimentazioni cliniche, quali professionisti vi lavorano e quali competenze sono richieste per entrare nel settore.
Quello della sperimentazione clinica e un mondo in continuo sviluppo e, nonostante la periodica redazione di nuove normative e linee guida, sono ancora numerosi i passi avanti da compiere per rendere gli studi clinici piu efficienti. Ad esempio, durante la recente pandemia di Covid-19, l’OMS stima che tra i circa 22000 studi clinici registrati, piu del 90% non sia risultato attendibile per mancanza di randomizzazione o per un numero di soggetti coinvolti non sufficiente a rispondere in maniera definitiva allo scopo dello studio stesso.
Per questo motivo, in risposta all’assemblea OMS del 2022 (WHA758), lo scorso 25 settembre sono state rese pubbliche le nuove linee guida, dopo un processo che ha coinvolto piu di 3000 esperti provenienti da 48 Paesi, con l’obiettivo di rafforzare la ricerca e lo sviluppo nel settore sanitario. La guida, infatti, intende aiutare a rendere gli interventi sanitari piu sicuri, accessibili e convenienti a livello globale, superando problemi come la scarsa qualita della progettazione degli studi, la limitata diversita dei partecipanti, le infrastrutture carenti e le inefficienze burocratiche.
L’OMS si rivolge ai vari stakeholders degli studi clinici: Sponsor, Comitati Etici, Autorita Competenti, CRO e ricercatori, in un testo in cui le parole chiave sono collaborazione, snellimento dei processi e accesso equo alle cure.
Nel capitolo 2 delle piu recenti linee guida, l’OMS si sofferma sulle considerazioni etiche e scientifiche associate alla ricerca clinica, sottolineando come il fine ultimo degli studi clinici di qualita sia quello di produrre risposte a domande scientifiche rilevanti. Per ottenere questo risultato, continua il documento, bisogna assicurare una randomizzazione efficiente e un “blinding” adeguato, per eliminare bias da parte dei soggetti sottoposti al trial e/o degli sperimentatori.
Un altro punto fondamentale e quello di un’adeguata rappresentanza della popolazione nei clinical trial. Si pensi ad esempio che donne e bambini sono stati generalmente sottorappresentati nelle sperimentazioni cliniche: nel 2022 solo il 5% degli studi clinici includeva donne e solo il 13% bambini. (1) Nonostante questa scelta sia stata giustificata con motivazioni etiche, il risultato e che spesso i clinical trial escludono intere fette di popolazione che potrebbero beneficiare di nuove terapie, di fatto precludendo un equo accesso alle cure sperimentali e raccogliendo dati non rappresentativi della popolazione. A tal proposito, l’OMS raccomanda una valutazione di criteri di inclusione capaci di coinvolgere la piu ampia fetta di popolazione possibile. Allo stesso modo, i criteri di esclusione dovrebbero interessare solamente quegli individui per cui l’intervento sperimentale costituirebbe un rischio eccessivo e non giustificato dal potenziale beneficio associato al trattamento stesso.
Tra i gruppi sottorappresentati vengono citati donne incinte e che allattano, bambini, minoranze etiche e religiose, persone con danni cognitivi, persone con barriere linguistiche e che vivono in aree remote. Accanto al problema della sottorappresentazione di fasce di popolazione, viene attenzionato il dato secondo cui nel 2022 sono stati condotti 27133 trial clinici nei Paesi ad alto reddito (HIC) e 24791 trial in 131 Paesi a medio e basso reddito (LMIC). (2) Il dato, sempre secondo l’OMS, e ancora piu preoccupante se si considera che talvolta i Paesi a medio e basso reddito sono stati inclusi negli studi clinici per l’alto numero di pazienti affetti dalle patologie in esame, ma i risultati ottenuti sono poi stati utilizzati per ottenere l’autorizzazione degli interventi in studio esclusivamente nei Paesi ad alto reddito. E chiaro quindi che, in questo senso, la corretta inclusione di soggetti ed il rafforzamento di ricerche guidate dai diversi Paesi costituiscano un passo verso un accesso piu equo a cure e trattamenti.
Altri fattori che vengono identificati per migliorare gli studi clinici sono poi la scelta di un numero adeguato di soggetti, a seconda della fase dello studio, la selezione di outcome rilevanti, con la scelta di metodi di misura e analisi statistica adeguati e la collaborazione tra diverse organizzazioni, pubbliche e private, per condividere expertise ottimizzare l’uso di risorse presenti nelle diverse unita.
Dal punto di vista etico, viene rimarcata l’importanza di una corretta comunicazione degli aspetti del trial ai partecipanti, fornendo un consenso informato che sia chiaro e comprensibile, evitando il piu possibile termini tecnici non accessibili a tutti. Inoltre, secondo l’OMS, coinvolgere attivamente i partecipanti e lavorare insieme a loro puo aumentare la fiducia della popolazione nella validita degli studi clinici e puo facilitare il reclutamento di partecipanti, diminuendo inoltre la possibilita di escludere interi gruppi di popolazione.
Il capitolo 3 delle linee guida si concentra sulla definizione dell’ecosistema della ricerca clinica. Vengono dunque identificati i quattro pilastri di tale ecosistema: governance nazionale della ricerca clinica, sistema regolatorio, supervisione etica e infrastrutture per la ricerca clinica.
L’OMS incoraggia la collaborazione tra Sponsor e Autorita Regolatorie nazionali, per favorire il progredire di studi clinici di interesse globale. Infatti, se da una parte e responsabilita degli Sponsor allineare i propri trial clinici con le priorita nazionali o globali, gli Stati sono invitati a snellire quanto piu possibile i processi burocratici, soprattutto in caso di emergenze.
Scopo delle Autorita Regolatorie e invece quello di supervisionare clinical trial e prodotti medicinali in commercio. In questo caso, le raccomandazioni OMS riguardano la trasparenza e la chiarezza dei requisiti da soddisfare per l’approvazione di uno studio o di un farmaco, oltre a un continuo sforzo per snellire le procedure burocratiche.
In riferimento ai Comitati Etici che hanno il compito di revisionare e approvare i clinical trial, le linee guida si concentrano nuovamente sull’urgenza di avere procedure snelle, veloci e trasparenti.
Il quarto pilastro e rappresentato dalle infrastrutture utilizzate a scopo di ricerca clinica, su cui e necessario investire considerando non solo il costo delle apparecchiature, ma anche la loro manutenzione e la presenza di staff qualificato per utilizzarle. A tal proposito, l’OMS raccomanda di evitare il piu possibile di duplicare le medesime infrastrutture, ma anche di favorire il passaggio dalle attuali unita malattia-specifiche a infrastrutture che possano operare a piu ampio spettro, per rispondere a molteplici bisogni di salute pubblica.
L’OMS auspica che queste raccomandazioni aiutino a costruire ecosistemi di ricerca piu inclusivi, sostenibili e capaci di rispondere alle esigenze globali di salute pubblica. Un’attenta identificazione di domande scientifiche rilevanti, un corretto design dello studio, un’adeguata rappresentazione della popolazione e un rafforzamento dell’ecosistema stesso sono tra le raccomandazioni OMS a Sponsor, Autorita Regolatorie e ricercatori per garantire accesso equo a interventi efficaci e accelerare l’innovazione sanitaria.
Riferimenti:
2. Number of clinical trials by year, country, WHO region and income group (1999-2022)
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Scritto da Liviana Mummolo
Dopo aver conseguito un dottorato di ricerca in fotochimica applicata alla medicina, ho proseguito la mia carriera come ricercatrice nello studio delle malattie neurodegenerative. La mia passione per la scienza si estende oltre il laboratorio, portandomi a impegnarmi anche nella divulgazione scientifica. Sono profondamente interessata al percorso che permette l’approvazione di nuovi farmaci e terapie e la loro immissione sul mercato, curiosità che mi ha spinta ad avvicinarmi sia alla ricerca clinica che agli affari regolatori. Il corso di Alta Formazione “Missione CRA”, che ho recentemente concluso, mi ha fornito un background importante per raggiungere il mio prossimo obiettivo lavorativo: lavorare negli affari regolatori, con l’intento di specializzarmi nelle Clinical Trial Applications, contribuendo così al supporto dei trial clinici e all’accelerazione dell’accesso a terapie innovative per la comunità.
Affrontare un colloquio di lavoro può essere un’esperienza tanto emozionante quanto stressante. Uno dei passi fondamentali per presentarsi al meglio è avere un CV impeccabile. Ecco tre consigli utili per massimizzare le tue possibilità di successo, con un occhio particolare alla stesura del CV.
È essenziale adattare il CV a ogni candidatura, mettendo in evidenza le competenze e le esperienze più rilevanti per il ruolo specifico. Usa le parole chiave presenti nell’annuncio e organizza il CV in modo professionale, con elenchi puntati e una tipografia chiara e leggibile. Includi risultati concreti e misurabili: ad esempio, invece di “responsabile vendite”, scrivi “aumentato il fatturato del 20% in un anno”. Utilizza un linguaggio semplice e diretto, evitando paragrafi troppo lunghi. Non esiste un CV perfetto per ogni contesto, ma cercare di mantenerlo in una sola pagina può essere vantaggioso. Infine, controlla accuratamente tutti i dettagli: errori di battitura o grammaticali possono compromettere la tua immagine. Un CV ben strutturato e privo di errori comunica professionalità e attenzione ai dettagli.
La lettera di presentazione deve integrare il CV, evidenziando perché sei il candidato ideale per la posizione. Personalizzala per ogni azienda, mantenendo un tono professionale e autentico. Sottolinea brevemente le tue competenze e i risultati più rilevanti per il ruolo, esprimendo al contempo il tuo interesse per l’azienda. Una cover letter ben scritta stimolerà naturalmente la curiosità di approfondire il tuo CV.
Oltre a un buon CV, la preparazione per il colloquio è cruciale. Fai una ricerca approfondita sull’azienda e ascolta attentamente le domande durante il colloquio. Rispondi in modo chiaro e sicuro, collegando le tue competenze al ruolo. Fai domande pertinenti alla fine del colloquio per dimostrare il tuo interesse e capire meglio l’azienda.
Durante il corso Missione CRA, offriamo sessioni dedicate alla revisione dei CV, in cui i partecipanti inviano le loro versioni di curriculum e lettere di presentazione, simulando una vera candidatura. In queste sessioni, impariamo l’importanza di personalizzare il CV in base alla posizione desiderata e discutiamo vari stili di layout per scegliere quello più adatto al proprio profilo. Ci concentriamo su dettagli cruciali, come la chiarezza e l’efficacia del contenuto. Le revisioni dei CV durante il corso Missione CRA sono condotte da tre trainer, ciascuno specializzato in settori differenti: recruiting, ricerca clinica e coaching. In questo modo si avranno anche più punti di vista.
Prendersi il tempo per rivedere il CV più volte è fondamentale, e la revisione può rivelare errori che potrebbero sfuggire a una prima lettura.
La ricerca clinica rappresenta uno dei pilastri fondamentali per l’innovazione e la tutela della salute pubblica. Tuttavia, nonostante la sua importanza cruciale, spesso le università dedicano poca attenzione alla formazione specifica necessaria per intraprendere una carriera in questo ambito. Formarsi adeguatamente prima di iniziare una carriera nella ricerca clinica non è solo una scelta intelligente, ma un vero e proprio imperativo per garantire l’efficacia e l’integrità degli studi clinici.
La ricerca clinica comporta una serie di responsabilità e competenze che vanno ben oltre la semplice raccolta e analisi dei dati. È essenziale conoscere e rispettare le normative di riferimento, come le Good Clinical Practice (GCP), che garantiscono che gli studi siano condotti in modo etico e scientificamente valido. La mancata comprensione di queste normative può compromettere l’intero processo di ricerca, mettendo a rischio sia i partecipanti agli studi che la validità dei risultati ottenuti.
Per lavorare nel settore della ricerca clinica, è essenziale investire in una formazione che sia pratica oltre che teorica. Un approccio formativo che permetta di toccare con mano la documentazione della ricerca clinica e di comprendere chiaramente le attività da compiere è fondamentale, data l’importanza del lavoro svolto. Optare per corsi che combinano una solida base teorica con esercitazioni pratiche e esperienze sul campo, guidate da trainer esperti, garantisce una preparazione completa e mirata alle reali esigenze del settore.
La formazione non si esaurisce con il conseguimento di un diploma o di un master. Al contrario, investire nella formazione permette di arricchire il proprio bagaglio culturale e di darsi ulteriori possibilità per il futuro. La ricerca clinica è un campo in continua evoluzione, con nuove scoperte, tecnologie e normative che emergono costantemente. Per questo motivo, è fondamentale adottare un approccio di formazione continua (lifelong learning), aggiornandosi regolarmente per rimanere al passo con le novità del settore. Questo non solo migliora le competenze professionali, ma apre anche la strada a opportunità lavorative più avanzate e gratificanti.
Investire nella formazione continua e pratica non è solo una questione di conformità normativa o di competenza tecnica. Si tratta di costruire una carriera solida e di successo, in grado di contribuire in modo significativo all’innovazione nel campo della salute. È fondamentale essere formati e aggiornati per garantire che gli studi siano condotti in modo efficiente e etico, portando a risultati che possono migliorare la vita dei pazienti e avanzare la conoscenza medica.
In conclusione, la formazione nella ricerca clinica non è un optional, ma una necessità. È essenziale scegliere percorsi formativi che combinino teoria e pratica, garantendo un apprendimento completo e applicabile. Inoltre, adottare un approccio di formazione continua assicura che i ricercatori rimangano aggiornati e competitivi, pronti ad affrontare le sfide di un settore in costante evoluzione. Investire nella propria formazione è il primo passo verso una carriera di successo e di grande impatto nella ricerca clinica.
Il corso Missione CRA offre proprio questo genere di formazione. Con un approccio pratico e teorico, permette di toccare con mano la documentazione della ricerca clinica e di comprendere chiaramente le attività da compiere. Grazie a esercitazioni pratiche e all’esperienza diretta dei trainer, Missione CRA prepara in modo completo e mirato alle reali esigenze del settore, garantendo una solida base per una carriera di successo nella ricerca clinica.
Il Clinical Research Coordinator (CRC) gioca un ruolo cruciale nell’ambito della ricerca clinica poiché gestisce varie fasi ed aspetti della conduzione di uno studio clinico, in conformità alle linee guida etiche, regolatorie e scientifiche e sotto la supervisione dello Sperimentatore Principale.
Lo Study Coordinator, o Clinical Research Coordinator (CRC), deve possedere una serie di soft skill essenziali per svolgere efficacemente il proprio ruolo, tra cui una buona capacità di gestire il proprio tempo, di comunicare efficacemente e di lavorare in modo sinergico con un team multidisciplinare, con eticità ed integrità.
Queste soft skill, insieme alle competenze tecniche specifiche del settore della ricerca clinica, sono fondamentali per il successo di uno Study Coordinator nel coordinare efficacemente studi clinici.
Se sei interessato al ruolo del CRC e vuoi formarti per questa carriera professionale visita il sito MissioneCRA.com.
Nonostante la denominazione “Missione CRA”, il nostro corso non si limita ad esplorare esclusivamente la figura del Clinical Research Associate, seguendo questo percorso formativo avrai finalmente una visione chiara e completa sul mondo della ricerca clinica, scoprendo i ruoli di molte altre figure coinvolte nella conduzione degli studi clinici. Ecco alcuni esempi di sbocchi professionali alternativi al CRA a cui potrai aspirare dopo aver frequentato il corso:
…e molti altri! Puoi scoprirli guardando il videocorso “Gli sbocchi professionali del Missione CRA” presente sulla piattaforma FormazioneNelFarmaceutico.com
Dopo un lungo percorso tra banchi universitari e laboratori, tra esami e idoneità, tra voti finali, medie e lavoro di tesi, finalmente raggiungi il tuo prima traguardo: la laurea!
E adesso?
Non ti resta che conoscere il mondo della ricerca clinica.
Quando si parla di ricerca clinica ci si riferisce a tutti quegli studi condotti sull’uomo, volti a individuare nuove modalità di assistenza e cura. La conduzione di uno studio clinico prevede il coinvolgimento di diversi attori, dagli Sponsor (per esempio aziende farmaceutiche) a Centri sperimentali, dai Comitati Etici a CRO (Contract Research Organization). Si tratta di realtà aziendali che lavorano assieme con l’obiettivo comune di salvaguardare il benessere e la salute dei pazienti e che offrono molteplici opportunità professionali.
Ciò che caratterizza il mondo della ricerca clinica e lo rende così affascinante è il linguaggio utilizzato da chi opera in questo settore, fatto di acronimi e definizioni. Si tratta di una comunicazione specifica che necessita di uno studio appropriato per poterla comprendere.
Seguendo un corso di formazione adatto puoi imparare anche tu il linguaggio della ricerca clinica ed essere maggiormente competitiv* nella ricerca del lavoro.
Con il corso di formazione in ricerca clinica Missione CRA ottieni una preparazione completa che ti permette di esplorare i vari settori, conoscere quali figure professionali sono coinvolte, capire quale di queste più ti affascina ed è più adatta al tuo modo di essere. Potrai ricoprire il ruolo che fa per te.
Alcuni esempi:
Presso un Centro sperimentale:
Presso una CRO:
Presso uno Sponsor:
Presso le Autorità Regolatorie:
Presso i Comitati Etici:
Questi sono solo alcuni dei ruoli che puoi ricoprire.
Questi sono i tuoi primi passi da compiere per poi proseguire per la tua strada e mirare dopo ad una crescita professionale!
Per conoscere il mondo della ricerca clinica è necessario intraprendere un percorso formativo che ti aiuti a comprendere cosa sia la ricerca clinica e cosa la stessa può offrirti. Sono tanti gli argomenti che rientrano in questo settore. Per fare alcuni esempi: Metodologia delle sperimentazioni cliniche, Qualità, Farmacovigilanza, attività regolatorie e normative e così via. Tutti questi aspetti e tanti altri ancora sono dettagliatamente presentati all’interno del programma formativo Missione CRA, il corso di formazione in ricerca clinica che offre 50 ore di formazione teorica di pura ricerca clinica. Con il corso acquisirai anche la formazione completa richiesta dal DM del 15.11.2011 per poter svolgere l’attività di Clinical Research Associate (CRA). Un vero e proprio trampolino di lancio per entrare in questo settore.
Se vuoi avere un’ idea di che tipo di formazione nello specifico otterresti con il corso Missione CRA, ti invito a leggere l’articolo “Cosa dovresti sapere prima di entrare nel mondo della ricerca clinica”
Adesso che hai acquisito la giusta formazione e sei consapevole di cosa sia la ricerca clinica, il tuo prossimo passo è quello di lavorare su te stess*!
Tu hai degli strumenti a disposizione che devi potenziare per poter ottimizzare il tuo approccio nella ricerca del lavoro in questo ambito.
Il primo fra tutti è sicuramente il tuo CV! Rappresenta il tuo bigliettino da visita. Immagina un recruiter che deve selezionare tra centinaia di CV. Perché dovrebbe scegliere proprio il tuo? Il tuo CV deve essere appetibile e deve catturare subito l’attenzione degli esaminatori. Se desideri ricevere suggerimenti su come impostare al meglio il tuo CV, sappi che con il corso Missione CRA ottieni anche il giusto supporto in questa fase delicata della ricerca del lavoro. Partendo proprio dalla revisione del tuo CV e cover letter, andando a seguire delle lezioni di coaching dedicate, sia in italiano che in inglese e ricevendo consigli utili su come migliorare la tua comunicazione in fase di colloquio.
E’ arrivato il momento di candidarsi! Ora che hai tutte le carte in regola per poterti farti notare, perché hai la formazione adeguata e hai perfezionato la tua strategia di ricerca del lavoro, devi assolutamente iniziare a candidarti per trovare poi la tua strada.
Come?
Innanzitutto inizia a fare networking! E’ utile creare una rete di collegamenti con persone che magari hanno già seguito il corso Missione CRA e che quindi hanno intrapreso il loro percorso in ricerca clinica cominciando dal tuo stesso punto di partenza.
Inoltre, iscrivendoti al corso Missione CRA, hai la possibilità di entrare a far parte del canale telegram dedicato agli alunni del Missione CRA. Grazie a questo strumento, verrai a conoscenza di diverse posizioni aperte prima ancora che vengano pubblicate sui social e entrerai in contatto con ex corsisti del Missione CRA che attualmente ricoprono già un ruolo in una azienda e ti possono dare indicazioni in merito. Si tratta praticamente di una strada privilegiata che ti permette di iniziare il tuo cammino nel mondo del lavoro.
Adesso hai tutte le informazioni per poter prendere la tua decisione e intraprendere un meraviglioso cammino alla scoperta della ricerca clinica.