Vita vissuta: perchè sono diventata CRA (Clinical Monitor)

Autore: Rachel Briggs

Sono diventata CRA (Clinical Monitor) una decina d’anni fa, quindi penso di essere a un punto tale da poter spiegare perché ho scelto questa carriera e perché sono contenta di averlo fatto!

 

Come molti altri in questo settore, ho una laurea in discipline scientifiche, in particolare in Microbiologia. Durante il mio corso di laurea non avevo sentito parlare molto degli studi clinici, quindi, una volta conclusi gli studi, ho deciso di iniziare a lavorare in un laboratorio. Tuttavia col tempo mi sono accorta che era un’esperienza piuttosto isolante e che non era il giusto ambiente di lavoro per me. Mi sono resa conto che in realtà preferivo lavorare con le persone. Sebbene non mi fossi mai rapportata con gli studi clinici mentre ero all’università, ho avuto un’esperienza personale con mia madre quando si ammalò e partecipò a una sperimentazione clinica. Accompagnandola a ogni visita ho sfruttato a pieno il fatto di trovarmi nell’ambiente per parlare con tutti coloro che ne erano coinvolti. Vedere con i miei occhi come lo studio alla fine ha funzionato mi ha fatto realizzare quanto sia incredibilmente importante la ricerca clinica e ho capito che avevo le giuste qualifiche per seguire questa strada.

 

Ho iniziato quindi a esaminare le opportunità che esistevano e ho deciso di candidarmi per un annuncio come Clinical Trial Assistant in ICON. Non ero ancora sicura di come funzionasse il tutto, così oltre a questo ho contattato il team delle risorse umane per vedere di captare altre informazioni e per capire come avrei potuto distinguermi dagli altri candidati. Mi hanno dato ulteriori dettagli e sono rimasti colpiti dal mio spirito di iniziativa. Dopo una serie di colloqui di successo sono riuscita a entrare nell’azienda. Mentre miglioravo le mie competenze in questo settore, mi resi conto che la personalità e l’atteggiamento sono ciò che conta davvero in quest’area, ancor più dell’esperienza. Si viene messi alla prova per vedere se si riesce a trovare gli errori e a risolverli nel modo migliore: nel ruolo di CRA è fondamentale essere in grado di individuare gli errori e di lavorare con le persone per esaminarli e risolverli.

 

Essere un CRA significa davvero essere una persona in contatto con tantissima gente. Prima di iniziare questo lavoro non mi sarei mai immaginata in grado di esserlo, ma alla fine ho scoperto che mi piace davvero l’interazione con le persone e lavorare a stretto contatto con la mia squadra per raggiungere degli obiettivi.

 

Ci sono in particolare alcune cose che mi hanno affascinata quando sono diventata un CRA. Prima tra tutte la flessibilità: puoi lavorare da un certo numero di luoghi diversi e a me piace lavorare da casa quando posso. Le ore possono essere lunghe, ma questo è compensato dal fatto che sei stato in viaggio abbastanza da apprezzare anche il lavoro da casa. Mi piace anche la sensazione di essere parte di qualcosa! In uno studio clinicio si lavora tutti insieme per un obiettivo comune: portare un farmaco sul mercato e questo crea un vero spirito di gruppo. C’è un’incredibile senso di soddisfazione che deriva dal vedere finalmente un farmaco, per cui hai lavorato duramente per anni, finire sul mercato, con la consapevolezza che migliorerà la qualità della vita di un certo numero di persone. Mi piace particolarmente la fase I di un progetto, proprio all’inizio, perché vedi risultati rapidi, qualcosa che generalmente non vedi in questo settore.

 

Ci sono anche i vantaggi del viaggio, è sicuramente un ruolo perfetto per chi ama muoversi e sperimentare diverse atmosfere di lavoro. Il salario è inoltre competitivo e questo è stato certamente un altro dei fattori che mi ha attirato quando ho iniziato. Mi piace anche il fatto che l’industria delle CRO sia molto accogliente anche per le donne, che a volte possono mancare in altre aree dell’industria scientifica.

 

Infine, e penso che sia la cosa più importante per me, sono un’appassionata sostenitrice dei pazienti. Probabilmente sarà dovuto al modo in cui sono entrata in questo mondo, dal punto di vista del paziente tramite mia madre, ma ora pongo i pazienti al centro di tutto ciò che faccio. Anche perché sia io che i miei colleghi sappiamo che tutto ciò a cui lavoriamo si fonda sul beneficio dei pazienti.

 

Ho imparato molto negli ultimi dieci anni. Molto spesso i farmaci con cui si lavora per anni non arrivano al marketing, il che può essere scoraggiante, ma alla fine si tratta di qualità e preferisco che solo i farmaci giusti arrivino sul mercato. Ho detto prima che mi è piaciuta la velocità di un progetto di Fase I, ma le Fasi II e III richiedono una prospettiva diversa, perché con queste serve davvero una visione a lungo termine e un tanta pazienza per vederle progredire.

 

Il mio consiglio migliore per coloro che cercano di diventare un CRA è che questo mondo è una piccola industria e tutti si conoscono. Comportati in base a questo con chi ti sta intorno perché quasi sicuramente lavorerai ancora con loro in futuro!

Il futuro del settore è molto interessante e adesso ci si sta iniziando a spostare sempre più verso farmaci indirizzati sul corredo genetico individuale. È affascinante far parte di quest’industria e non vedo l’ora di proseguire con la mia carriera.

 

Fonte: http://docsglobal.com/docs-views/why-i-became-a-cra/